Libro degli ospiti

Data: 24.07.2014

Autore: Pharmc638

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Data: 22.07.2014

Autore: Pharmk503

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Data: 22.07.2014

Autore: Pharmg157

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Data: 22.07.2014

Autore: Pharma682

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Data: 22.07.2014

Autore: Pharmc186

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Data: 21.07.2014

Autore: Pharmg339

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Data: 21.07.2014

Autore: Pharmc713

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Data: 20.07.2014

Autore: Smithc699

Oggetto: John

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Data: 15.04.2014

Autore: Torquato Cardilli

Oggetto: Vi offro un articolo












Götterdämmerung



Siamo al crepuscolo degli dei, di quelli che si ritenevano intoccabili, che avevano inteso la politica come potere incondizionato senza l'obbligo del rendiconto, che gli inglesi chiamano “accountability”, potere in grado di comprare tutto dai beni materiali alle sentenze, dai legislatori agli elettori, dagli uomini di chiesa alla gente comune, potere gestito all'interno di un club riservato, popolato di adulatori e faccendieri, di veline e pitonesse, di procacciatori d’affari, lenoni e prostitute, dove conta solo la fedeltà al capo, dove tutti gli adepti soffrono di ipnosi collettiva.

L'irrompere sulla scena politica italiana di due elementi diversissimi tra di loro, ma motivati dal desiderio di restituire al popolo la dignità e la giustizia sociale a lungo negate, Grillo da una parte, al grido di guerra “tutti a casa” e papa Francesco, dall'altra, con l’anatema terribile della non redenzione per i politici corrotti, ha svelato la fragilità dell'apparente monolitismo, durato venti anni, più che per la sua forza interiore per la supina acquiescenza di chi, agitando le bandiere smorte della sinistra, avrebbe dovuto opporvisi e che invece è rimasto appagato dei propri privilegi, abbarbicato alla conservazione.

Oggi quel castello incomincia a sgretolarsi, a mostrare le irreparabili crepe dietro le quali c'è il vuoto.

Quello che appariva come solida roccia, in realtà era un paravento di cartongesso tenuto su da varie mani di vernice spalmata da una dirigenza pubblica destinataria di spropositate prebende, un apparato di vertice mendace, arruffone, corrotto, servile, in permanente stato di conflitto di interessi, sempre pronto alla riconferma ad ogni giro di valzer governativo. E la gente, quella che fatica ogni giorno, spettatrice impotente del declino di ogni attività economica, della crescita della disoccupazione, quotidianamente alla ricerca di mezzi di sopravvivenza, stanca di parole ingannatrici, di sogni elargiti a tonnellate, ha aperto gli occhi. E’ sgomenta e perplessa sulla via da scegliere per disfarsi una buona volta di questa élite di ottimati, inetta quando non delinquenziale, dedita ora all’ultima battaglia di retroguardia.

Chi abbia scorso le cronache di questi ultimi giorni avrà creduto di trovarsi di fronte ad un bollettino di guerra di caduti e feriti. Non siamo ancora all'Armageddon, ma al Götterdämmerung, cioè al crepuscolo di questa società malata, mentre i protagonisti dell'epopea del potere pacchiano, dei venditori di fumo, vagano disorientati alla ricerca di un riparo che li tenga lontani dalla galera.

Non conta partire dall'alto; anche partendo dai lati o dal basso si incontrano facce e nomi di personaggi, un tempo rispettati e potenti, che si ritenevano al di sopra della legge, finiti, uno dopo l'altro, in carcere o nella polvere del disonore e dell'ignominia, inseguiti da avvisi di garanzia e da rinvii a giudizio.

Quello che all’estero è sufficiente per scomparire dalla vita pubblica a questi signori non fa nemmeno il solletico. Sono gli alfieri del garantismo spinto, sono quelli che di fronte a voci di malaffare liquidano la questione come “gossip”, di fronte ad un avviso di garanzia dicono che è un atto a difesa della persona indagata, di fronte ad un rinvio a giudizio si difendono con la giustificazione che l’azione penale è obbligatoria, di fronte alla prima condanna si dicono sereni convinti che possono ricorrere in appello, di fronte alla condanna in appello rispolverano la presunzione di innocenza fino al terzo grado, di fronte alla definitiva sentenza della Cassazione accampano l’ingiustizia della Magistratura italiana per ricorrere a quella europea e una volta sconfitti da quella europea dicono che è un complotto internazionale.

Giulio Tremonti, il ministro delle finanze creative, dei condoni a gogo e delle cartolarizzazioni, leghista di spirito con la tessera di Forza Italia, ha patteggiato quattro mesi per la vicenda della casa pagata in nero, senza contratto, fornitagli dal suo manutengolo deputato Milanese (pure inseguito da un'indagine giudiziaria), restaurata gratis grazie a appalti con lo Stato;

Clemente Mastella, già democristiano, servente ondivago dei governi di destra (Berlusconi) e di sinistra (Prodi), ora ricandidato da Forza Italia per Bruxelles, è coinvolto con la moglie in una pesante inchiesta giudiziaria che parla addirittura di associazione a delinquere; rinviato a giudizio nel 2011 per truffa, appropriazione indebita e abuso d’ufficio dalla Procura di Napoli e per corruzione dalla procura di Benevento;

Nicola Cosentino, soprannominato Nick o’americano (la cognata Mirella è la sorella del boss dei casalesi Giuseppe Russo, detto “Peppe O’ Padrino”, condannato all’ergastolo per omicidio e associazione mafiosa, mentre un’altra cognata è figlia del boss deceduto Costantino Diana), già coordinatore di Forza Italia in Campania, deputato e sottosegretario all'economia ai tempi del re sole, è stato riarrestato insieme ai fratelli Giovanni e Antonio, per reati di estorsione e concorrenza sleale con metodo mafioso nel settore della distribuzione di carburanti in provincia di Caserta;

Giuseppe Scopelliti, politico di lungo corso dal fronte della Gioventù a Forza Italia, già sindaco di Reggio Calabria, poi governatore della Regione, condannato a 6 anni per abuso di ufficio e falso in bilancio con interdizione perpetua dai pubblici uffici;

Raffaele Fitto, ex governatore della Puglia, ex ministro degli affari regionali, ex democristiano poi forzitalista, ha un lungo fascicolo penale. Indagato nel 2006 per il finanziamento di 500.000 euro ritenuto dalla pubblica accusa una tangente da parte della Tosi di Angelucci per ottenere dalla Regione Puglia la gestione di undici residenze sanitarie assistite nell'ambito di un appalto da 198 milioni di euro, si é salvato dagli arresti domiciliari perché la Camera ha subito respinto la richiesta del PM con 457 voti su 462 presenti (quando si dice che sono tutti d’accordo!). Rinviato a giudizio per peculato, corruzione, finanziamento illecito, falso, abuso d'ufficio è stato condannato in primo grado l’anno scorso a quattro anni di reclusione e a cinque di interdizione dai pubblici uffici. Eppure sta ancora là;

Marcello dell'Utri, fedelissimo di Berlusconi, già fondatore di Forza Italia e senatore, garante del mafioso Mangano assunto ad Arcore come stalliere e morto in galera, condannato in secondo grado a 7 anni per contiguità con la mafia è stato arrestato da latitante a Beirut. Nonostante la smentita del Ministro degli Esteri Mogherini, era ancora titolare di un passaporto speciale blu, in quanto Presidente della delegazione parlamentare del Consiglio d’Europa, carica che ha continuato a ricoprire pro tempore fino a poco tempo fa, benché decaduto dal parlamento;

Roberto Formigoni, detto il celeste, già democristiano e aderente a C&L, deputato europeo e nazionale, per 4 mandati governatore della Lombardia, ed ora senatore della Repubblica, quello del voto di castità e di povertà dalle vacanze da sogno a sbafo sullo yacht di Daccò, rischia un nuovo rinvio a giudizio per un presunto giro di tangenti da 1 milione di euro. Per gli strascichi del caso Maugeri (accusa di riciclaggio e associazione per delinquere) il Gip di Milano gli ha sequestrato beni immobili e conti correnti anche di prestanome fino al valore di 49 milioni di euro (tale è l’ammontare della corruzione contestata) compresa la lussuosa villa in Sardegna, ad Arzachena, intestata al suo compagno Perego;

Denis Verdini, ex macellaio, ex banchiere, ex professore, ex repubblicano, poi convertito al berlusconismo, plenipotenziario dell’organizzazione interna di Forza Italia, il senatore più assenteista del Parlamento, con varie indagini in corso per reati gravi contro la pubblica amministrazione; indagato nel 2010 per corruzione e per comitato di affari in appalti pubblici, implicato nella vicenda della loggia P4, rinviato a giudizio per la gestione del Credito cooperativo fiorentino, sottoposto a sequestro di 12 milioni di euro dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’inchiesta per truffa;

Maurizio Gasparri, già esponente di Alleanza Nazionale e poi di Forza Italia si è visto notificare la richiesta di rinvio a giudizio dalla procura di Roma per peculato. Da presidente del gruppo parlamentare Pdl al Senato, avendo la disponibilità di ingenti somme di denaro provenienti dal bilancio del Senato a titolo di contributo al funzionamento dell'ufficio di presidenza del gruppo parlamentare, si è appropriato di 600 mila euro per pagarsi una polizza vita. Lui si schernisce dicendo di aver restituito i soldi, come se la restituzione della refurtiva potesse cancellare il furto;

Federica Gagliardi, la cosiddetta dama bianca, che accompagnava il capo del Governo Berlusconi in missioni internazionali, arrestata a Fiumicino con 24 chili di droga proveniente da Caracas;

Nicole Minetti, fatta passare per igienista dentale e promossa consigliera regionale lombarda, quando era l’organizzatrice delle feste di Arcore, ha già alle spalle una condanna in primo grado a 5 anni con interdizione dai pubblici uffici per prostituzione minorile;

Lele Mora e Emilio Fede, compagni di bagordi, sono anche loro coinvolti nella condanna a 7 anni per favoreggiamento della prostituzione e all’interdizione dai pubblici uffici e dai mezzi di informazione;

Giampaolo Tarantini e Walter Lavitola, frequentatori delle patrie galere oltre che di palazzo Grazioli, condannato il primo a due anni e due mesi per spaccio di cocaina e il secondo, accusato di appropriazione indebita di 20 milioni di euro di finanziamenti al quotidiano L'Avanti! di cui era direttore, a novembre 2012 ha patteggiato davanti al Gip del Tribunale di Napoli la pena di 3 anni e 8 mesi. L’anno successivo è stato condannato dallo stesso tribunale alla pena di 2 anni e 8 mesi, con rito abbreviato, per tentata estorsione ai danni di Berlusconi.Ma al di sopra di tutti c’è proprio lui: Silvio Berlusconi, privato del seggio senatoriale, decaduto dal riconoscimento di cavaliere del lavoro, condannato con sentenza passata in giudicato a 4 anni di reclusione per frode fiscale, privato del passaporto come un delinquente comune, interdetto dai pubblici uffici, in attesa di essere affidato ai servizi sociali.

A segnare il suo declino non è bastato tutto questo. Al disprezzo dei leader del mondo, della stampa libera al di là delle Alpi, della Corte Europea di giustizia che ha rigettato il suo ricorso, si aggiunge la minaccia del giudizio di appello per prostituzione minorile e per concussione dopo la condanna inflittagli in primo grado a 7 anni che incombe come un macigno, nonché il processo per la compravendita di senatori (secondo l’autodenuncia di De Gregorio che ha patteggiato) e quello sulle escort di Bari.

Il fortino di Arcore sembra essersi trasformato in una fabbrica di bronzo, tale è la pervicacia con cui pretende di avere ancora agibilità politica, già riconosciutagli da Napolitano e da Renzi, e condurre la campagna elettorale di un partito alle prese con sondaggi in picchiata, che perde i pezzi (ultimi i casi di Bonaiuti e di Bondi) in vista delle elezioni europee.

Ma quello che importa è l’ultima battaglia di retroguardia, l’ennesima furbata con la complicità della sinistra di cartone: quella della riduzione della pena ai politici che fossero colti con le mani nel sacco di fare o promettere favori alla mafia. Per oltre 20 anni tanto la destra quanto la sinistra (ma non è la Bindi la presidente della Commissione antimafia?) hanno turlupinato il popolo con la menata della lotta senza quartiere alla mafia che non avrebbe mai potuto svilupparsi ed ingrandirsi se non avesse potuto contare sull’appoggio sostanziale dei politici.

Ora la collusione mafia-politica, sempre negata, è riemersa in modo evidente nel dibattito e voto parlamentare sulla legge che punisce lo scambio politico-elettorale con la mafia. Per l’accordo tra Renzi e Verdini un politico può essere a disposizione della mafia senza commettere reato e lo scambio politico mafioso non deve essere punito. PD e Forza Italia hanno gettato la maschera, ben assistiti dal Nuovo Centro Destra di Alfano. E’ finita la recita della sinistra antimafia, dei buoni contro i cattivi. Tutti d’accordo hanno votato per un depotenziamento del reato. La Camera ha approvato (con 293 sì e 83 no dell’opposizione dei 5 stelle) la modifica richiesta dal PD del ddl sul voto di scambio politico-mafioso uscito dal Senato contro cui si era scagliata Forza Italia. Tre le modifiche: la prima elimina il termine "qualunque" prima dell'espressione "altra utilità"; la seconda cancella il principio della punibilità con il 416-ter del politico "che si mette a disposizione" dell'organizzazione mafiosa, mentre la terza modifica diminuisce la pena del carcere per il voto di scambio. Il reato che prima era punito con minimo di 7 anni e un massimo di 12 anni ora vede la pena ridotta a 4 e a 10 anni: il che significa che tra indulti, attenuanti e prescrizioni il politico la fa franca comunque.

E’ così che il trio Renzi-Berlusconi-Alfano, si è reso pubblicamente complice della criminalità organizzata, lanciando questo obliquo messaggio all’Europa proprio alla vigilia delle elezioni europee e del semestre di presidenza italiana.
Torquato Cardilli


Data: 01.06.2014

Autore: Valerio Chiezzi

Oggetto: R: Vi offro un articolo

Grazie ma gli articoli vengono proposti e valutati nel gruppo FB che trovi linkato sulla home

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